Un recente studio condotto dai ricercatori del Max-Planck-Institut di Leipzig in Germania, specifico per le Neuroscienze e le scienze cognitive umane, ha dato prova che praticare alcuni esercizi mentali porta a un miglioramento delle funzioni cognitive e a ridurre lo stress. Il cambiamento favorevole è accompagnato da un ispessimento della corteccia cerebrale. Gli esercizi praticati comprendono la meditazione e sono stati analizzati i risultati di praticanti abituali, mentre non sono presenti informazioni su persone che da poco tempo si dedicano a questa pratica.

Gli esigui studi longitudinali presenti fino a questo momento hanno inoltre preso in considerazione piccoli gruppi e senza un rigoroso controllo.

Due diversi esperimenti sono stati condotti per verificare se effettivamente vi è un cambiamento nella morfologia del cervello.

Il primo, condotto da Sofie Valk e colleghi, ha esaminato le scansioni di risonanza magnetica cerebrale di alcuni soggetti tra i 20 e i 55 anni, fatte durante il periodo di addestramento mentale. Il training comprendeva tre tipologie di esercizi da eseguire in moduli di tre mesi e comprendeva sessioni di gruppo (1 volta a settimana) e sessioni individuali da fare tramite smartphone o online.

I risultati hanno messo in luce un effettivo aumento di volume della materia grigia e un incremento di diverse funzioni cognitive quali la compassione, l’attenzione o la perspective-taking, ovvero l’abilità di percepire o comprendere pensieri, sentimenti e prospettive proprie e altrui.

Nel secondo studio, condotto da Veronica Engert e colleghi, sono stati valutati differenti tipologie di esercizio mentale e la loro efficacia nel ridurre le risposte da stress psicosociale. Ad alcuni soggetti volontari è stato somministrato il Social Stress Test, un test che riproduce esperienze quotidiane e che sommandosi, possono condurre a stress cronico. Allo stesso tempo, a questi soggetti sono stati misurati frequenza cardiaca, livelli di cortisone, un ormone rilasciato dalle ghiandole surrenali in condizioni di stress psicofisico, e altri indicatori di un disequilibrio nel sistema immunitario dovuto a stress.

Anche in questo secondo studio i risultati mostrano una minore reattività allo stress nei soggetti del gruppo sperimentale, con i tre moduli di esercizi, rispetto al gruppo di controllo. Dei tre moduli, solo gli esercizi riguardanti la capacità intersoggettiva, hanno abbassato la secrezione di cortisone e quindi della risposta allo stress dell’organismo. In questo studio i ricercatori non hanno riscontrato effetti del training mentale, sui marker immunitari. Risultati in contrasto con i dati passati.

Le informazioni ottenute possono condurre a promuovere interventi di training mentale in svariati ambiti, trattandosi di un metodo d’intervento a basso costo e capace di contrastare e prevenire malattie correlate allo stress.

Sofie L. Valk, Boris C. Bernhardt, Fynn-Mathis Trautwein, Anne Böckler, Philipp Kanske, Nicolas Guizard, D. Louis Collins and Tania Singer (2017). Structural plasticity of the social brain: Differential change after socio-affective and cognitive mental training.Science Advances. Vol. 3, no. 10.

Veronika Engert, Bethany E. Kok, Ioannis Papassotiriou, George P. Chrousos and Tania Singer (2017). Specific reduction in cortisol stress reactivity after social but not attention-based mental training. Science Advances.  Vol. 3, no. 10.

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